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Vittoria alata (Afrodite-Vittoria)
Rodi (?)
Metà del III secolo a. C.; aggiunta delle ali: I secolo a. C.
Bronzo, fusione a cera persa; ritocchi a
bulino; agemina in argento e rame.
Brescia, Santa Giulia. Museo della città, n. 369
Rinvenuta nel 1826 presso il tempio capitolino
insieme alle altre celeberrime sculture in bronzo del Museo, è
realizzata con il metodo della fusione a cera persa.
Dovrebbe trattarsi, con molta probabilità, di una statua prodotta
sull'isola di Rodi nel III secolo a. C. come Afrodite, dea della bellezza,
alla quale furono poi aggiunte le ali in età imperiale, quando
giunse a Roma come bottino di guerra.
La posizione della figura, con una gamba leggermente sollevata e le
braccia avanzate, è dovuta alla presenza in origine di alcuni
attributi che permettevano di identificarne il soggetto.
Il piede doveva poggiare sull’elmo di Marte, il dio della guerra,
e le braccia dovevano trattenere uno scudo, sostenuto anche dalla gamba
piegata. nel quale la dea della bellezza si specchiava. Successivamente
vennero aggiunte le ali e sostituito il braccio destro, che non sosteneva
più lo scudo ma uno stilo con il quale la divinità scriveva
il nome. Con queste caratteristiche veniva infatti rappresentata dai
romani la dea Vittoria e le imprese militari del vincitore.
La statua venne probabilmente portatata a Brescia prima dell'8 a.C.
in occasione del conferimento del titolo onorario di colonia civica
Augusta alla città e collocata, con ogni probabilità,
all’interno del tempio o comunque in un edificio pubblico.
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