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Al 225 a.C., secondo lo storico Polibio, si datano
i primi rapporti diplomatici tra i Cenomani e i Romani al fine di stabilire
un'alleanza. Dopo vicende alterne l'alleanza venne confermata nel 194:
nel corso del secondo secolo si svolse gradualmente il processo di avvicinamento
dei Cenomani ai costumi, alla cultura e alle forme giuridiche di Roma,
grazie anche agli scambi commerciali.
La sezione illustra l'avvenuta romanizzazione del territorio documentabile
inizialmente con una serie di pietre miliari provenienti dalle principali
vie di comunicazione attorno alle quali si andava sviluppando la centuriazione.
Attraverso queste vie arrivavano nel bresciano merci provenienti da
tutto il Mediterraneo come testimoniato da una serie di anfore
(I sec. a.C.-IV d.C.) destinate a contenere le derrate alimentari.
Il livello della vita raggiunto dagli abitanti del territorio bresciano
è documentato anche nei corredi di numerose tombe rinvenute nella
pianura: oggetti d'uso selezionati dai parenti del defunto e deposti
nelle sepolture per accompagnarlo nel mondo dei morti; vi si affiancavano
vari monumenti funerari, alcuni dei quali a noi pervenuti, tra i quali
spicca il più tardo cippo
sepolcrale di Lubama.
Oltre che dai reperti delle necropoli, lo splendore raggiunto dalla
città in piena età romana, esplorabile anche attraverso
la ricostruzione virtuale di Brescia
romana 3D, è eloquentemente testimoniato da materiali provenienti
dagli edifici pubblici, civili e religiosi come il santuario tardorepubblicano
sul quale verrà edificato il successivo Capitolium, dalle abitazioni
private e dai primi luoghi di culto cristiani.
Da un raffinato oggetto da parata, il balteo
bronzeo del II-III d.C., attraverso la straordinaria serie dei sei
ritratti in bronzo dorato l'arte scultorea, documentata anche attraverso
i numerosi marmi della sezione, trova eccezionale testimonianza nella
cosiddetta Vittoria
alata.
Nell'assetto della sezione particolare spazio è dedicato alla
casa romana (domus) riccamente documentata in un'area archeologica nella
quale sono visibili in situ i resti di due abitazioni ritrovati nello
spazio che dal medioevo fu occupato dagli orti del monastero spiegando
così la tradizionale denominazione di "Domus
dell'Ortaglia".
Lungo il percorso museale, il tema delle necropoli è ulteriormente
approfondibile confrontando i numerosi "rilievi a casetta",
con ritratti di coniugi o di genitori con figli, e altri elementi di
corredo quale il cratere
di alabastro del II secolo d.C.. La sezione si chiude quindi con
un'ampia rassegna di iscrizioni: il ricco patrimonio epigrafico di Brescia
accoglie circa 1300 esemplari e fornisce uno straordinario quadro della
società dalla metà del I secolo a.C. sino al V secolo
d.C.
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